Tecnica educativa: LA SEDIA DEL PENSIERO


Una tecnica che ho utilizzato con Elena e Sara, le mie 2 figlie per gestire la loro aggressività è stata la SEDIA DEL PENSIERO.

Volevo adottare un’educazione che fosse vicina al mio modo di essere. Quando cedevo alle urla e perdevo la pazienza ci stavo troppo male, questo mi toglieva la serenità e rendeva le mie notti insonni e poi cosa ottenevo?

Volevo creare un rapporto con le bambine, che fosse di fiducia, rispetto, stima reciproca e soprattutto volevo far accrescere in loro l’autostima non massacrargliela proprio io che ero la madre e volevo che capissero che il loro più grande valore era l’unicità e non la normalità.

Sei giusta per quello che sei! Non ti devo aggiustare! Devo solo capire le tue potenzialità e tirarle fuori e farti capire che alcuni atteggiamenti non sono produttivi, questo è il mio scopo!

Questa la mia MISSION da GENITORE-EDUCATORE.

Avevo un bagaglio enorme di valori da trasmettere e non avevo molto tempo... almeno questo mi dicevano: “godetele finchè son piccole perchè crescono in fretta“. Mi chiedevo il significato di questa affermazione.

Che vuol dire crescono in fretta? Poi ho capito!

Tutto quello che va in fretta è misura del grado in cui io riesco a stargli dietro.

Faccio un esempio: la lumaca per un cavallo va pianissimo ma per un protozoo è velocissima. Per cui devo essere io quella che si sviluppa e si adatta perchè io sono l’adulta, io l’educatrice e probabilmente sempre io per questi motivi devo trovare la strategia giusta. Il mio compito quindi non è di spingerla come se fosse un mulo o trainarla come se fosse un carro, devo accompagnarla, al suo passo. Dall’esperienza di capo scout ho imparato proprio questo, il capo sta al passo del più piccolo. A volte sento dire per esempio che è il bambino che si deve adattare ai tempi dei genitori … questo ragionamento non ripaga.

Quel periodo ospitavo una carissima amica con sua figlia allora di 2 anni coetanea di Elena,  Sara aveva 4 mesi ed io avevo paura che Elena potesse farle male… era così piccola ed ogni volta che Elena le se avvicinava io mi irrigidivo. Non volevo che il mio atteggiamento scatenasse la gelosia della sorella per cui non le dicevo nulla ma il mio linguaggio del corpo la diceva lunga. I bambini sono dei maestri nella lettura del linguaggio del corpo, non sanno ancora parlare che già capiscono e leggono tutte le emozioni delle persone che gli stanno accanto… per cui a lei non potevo mentire. Rosita, così si chiama la mia amica, adottava con sua  la figlia il TIME OUT e vista la sua lunga esperienza in un asilo nido Montessoriano, mi disse che funzionava. Allora la osservai e lo adattai al mio metodo.

Nasce così

LA SEDIA DEI CAPRICCI

La casa in cui vivevo allora e vivo tutt’ora è distribuita su 3 piani quindi ciò che mi occorreva era una sedia simbolica su ogni piano, per cui ogni piano aveva la sua. Quello che dovevo ottenere era un cambiamento dello stato d’animo della bambina.

TIME OUT

Ogni volta che il bambino adotta un comportamento “aggressivo” verso la sorella o anche verso un adulto viene poggiata sulla sedia del pensiero.

Come quando l’allenatore di una squadra di pallavolo chiede il time out cioè il tempo, per riadattare le strategie della squadra, così la mamma chiede il tempo per riadattare un comportamento più efficace.

Quanto tempo deve star lì sulla sedia affinchè avvenga questo “passaggio di stato”?

Basta un minuto per ogni anno di vita della bambina.

Avviato il timer si attende il suono della “sveglietta” .

DOPO IL  SUONO DELLA SVEGLIETTA

Dopo il suono della sveglietta, si ritorna a fare la stessa attività di prima, senza rimorsi, musi, rimproveri ulteriori, tutto è già stato riscattato. A volte la sveglietta è di fantasia… non sempre la si ha sotto mano per cui a quel punto è la  mamma che avverte che è giunto il momento di rialzarsi e riprendere l’attività di prima.

DIFFICOLTA’

La domanda sorge spontanea: come fai a convincere  un bambino di 2 anni o ancora peggio di 1 anno, (con Sara ho iniziato prima) a stare seduto su una sedia per 1 o 2 minuti? Con Sara è stato molto più semplice perchè aveva visto già la sorella farlo, per cui c’era solo da imitare, ma per Elena che non aveva mai vissuto niente del genere, non è stato semplice. E’ difficile vero! Ma sono proprio le cose difficili oggi che mi rendono la vita semplice domani, così sono andata avanti.

NON MOLLARE

Elena è una bambina molto tenace e determinata e non voleva accettarlo… il segreto qui è stato non mollare!! Allora spiegavo che doveva andare sulla sedia dei capricci ma come la poggiavo scendeva e lì non mollavo,la riprendevo e la riappoggiavo fino a quando il culetto non si adagiava sulla sedia e lì restava per il tempo necessario… crudele?  A volte ci guardavamo dopo tutti questi “sali e scendi” e scoppiavamo in una risata, altre volte tante storie… se avessi mollato proprio allora, non avrei ottenuto niente!...  Credo che piuttosto che strilla, urla, sculacciate a cui non credo, questo funzionava di più! Volevo cambiarle il comportamento in maniera pacifica e dopo 1 settimana di “non mollare”, arrivano i primi risultati. Oggi Elena ha 5 anni ed è lei che mi dice “mamma vado nella sedia dei capricci così ci sto un pò di meno, che ne pensi?” 🙂

RISULTATO

Il risultato è sorprendente e vedi come cambia e si trasforma sotto i tuoi occhi lo stato emotivo in un attimo. Un attimo prima, litigi, tensione e un attimo dopo l’atmosfera cambia accompagnata spesso da abbracci e coccole.

si cresce e nasce

LA SEDIA DEL PENSIERO

Introdotto in un secondo tempo con la crescita delle bambine, la Sedia del capriccio, il cui focus è sull’atteggiamento sbagliato, diventa laSEDIA DEL PENSIERO dove il focus si sposta al pensiero propositivo.

La sedia quindi è lo strumento per rompere il modulo, dopo la rottura di modulo lo stato emotivo del bambino cambia in uno stato d’animo di rilassamento e a questo punto posso fare quello che in uno stato d’animo negativo non posso fare ovvero vedere una soluzione potenziante. Quando siamo in uno stato d’animo negativo facciamo delle azioni e quelle ci sembrano l’unica strada, ma è sorprendente scoprire come basta cambiare stato d’animo e si aprono altre vie. Metto la bambina sulla sedia e le chiedo cosa avrebbe potuto fare di diverso invece di ad esmpio lanciare oggetti o dare una spinta o dare uno schiaffo per ottenere lo stesso risultato. A quel punto avvio la sveglietta. Quando suona la sveglietta chiedo alla bambina quale soluzione ha trovato e naturalmente non sempre la bambina trova la soluzione , e non pretendo neanche che un bambino di 2- 3 anni la trovi ma la mia domanda è necessaria per creare un’abitudine nel bambino e cioè l‘abitudine a cercare soluzioni alternative in questo caso trovare una nuova soluzione vincente per tutti. A quel punto la indirizzo, le faccio delle domande come se in quel momento fossila sua coach  così troviamo nuovi punti di vista e per magia nascono nuove sinapsi neurologiche, cioè nuove strade. Questo farà si che la volta dopo non avrà più solo una strada cioè una soluzione ma avrà la possibilità di scegliere tra le tante che nel frattempo si sono formate.

Hai una strada non hai una scelta, hai due  strade nasce il dilemma, hai tre strade hai libertà di scegliere

Sara quando ho iniziato era veramente piccolina, credo avesse 1 anno e mezzo per cui aveva il suo time out di 1 minuto. Per Sara come dicevo sopra è stato molto più semplice, in 2 giorni ha capito il messaggio della sedia dei capricci. Naturalmente quando ci andava sopra o meglio io la poggiavo era tutt’altro che felice e il pianto si faceva sentire perchè c’era la presa di coscienza: “oh oh credo che l’ho fatta grossa “.

MESSAGGI

I messaggi che devono passare al bambino con questo strumento della sedia sono:

  1. presa di coscienza di avere fatto qualcosa di pericoloso e di sbagliato
  2. rompere lo schema comportamentale con la conseguenza del cambio emotivo del bambino
  3. da 4 anni in poi la scoperta di nuove soluzioni attraverso la domanda potente: COSA AVRESTI POTUTO FARE DI DIVERSO?

AGGRESSIVITA’

Naturalmente è una domanda che non è facile per una bambina dove l’istinto la porta ad essere aggressiva, il quale non l’ho detto fin d’ora ma l’aggressività non è un comportamento anomalo del bambino anzi è del tutto normale è un fattore istintivo ed è un comportamento del tutto naturale. Allora se è normale e naturale perchè dobbiamo “modificare” questo comportamento? Negli animali l’aggressivtià è la risponta all’istinto della paura… ogni animale sano aggredisce solo se si sente minacciato… dalla vespa al cane. Ora vediamo cosa succede nei Primati, negli scimpanzè quelli geneticamente più vicini all’uomo se un alimento del branco è troppo aggressivo viene isolato dal branco, fisicamnete viene allontanato e masso ai margini del branco, questo perchè se l’aggressività è troppa allora è pericolosa e può nuocere seriamente.

TRAPPOLE

NON E’ UN ATTO PUNITIVO per cui il bambino non lo si chiude in stanza al buio o faccia al muro o che ne so io. Il bambino non va umiliato, per cui evitate che questa cosa venga troppo resa plateale soprattutto in presenza di altri bambini. Non va lesa l’autostima del bambino, il bambino non va deriso o offeso  il messaggio non è questo,  non è questo lo scopo della sedia dei capricci o del pensiero.

Attenzione! Non è una punizione ma una presa di coscienza, una rottura di schema, di modulo più chiaramente di comportamento.

P.S. la SEDIA DEI CAPRICCI e la SEDIA DEL PENSIERO sono la stessa cosa.

Ho utilizzato la terminologia SEDIA DEI CAPRICCI  fino a 4 anni dopo ho usato la terminologia SEDIA DEL PENSIERO per spostare il focus da “cosa ho fatto di male” a “cosa posso fare di meglio?”

BUON SENSO E INTELLIGENZA non vengano mai meno…

Ogni strumento è innocuo o nocivo assecondo di chi ne fa uso e da come lo si usa per cui quando utilizzate qualsiasi strumento chiedetevi sempre e continuamente …” lo sto usando bene???”

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Informazioni su Floriana

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