Su che cosa vuoi “scommettere”?


Roma, piazza San Giovanni di Dio, l’una e mezza del pomeriggio…. Salgo sul tram per andare alla Stazione Trastevere e voglio godermi questo brevissimo tragitto in una zona di Roma che poco conosco, ma che ho sempre sentito nei racconti dei miei familiari.

Malgrado la tanta gente in giro, il mio sguardo viene attratto da 4 ragazzini sui 15, 16 anni che si comportano in modo un po’ “curioso”, li guardo più attentamente e vedo che entrano, non senza qualche esitazione, in una sala scommesse.

Subito il mio primo pensiero, da persona ancora un po’ rigida nei propri valori, è stato di condannare quei ragazzini, ma poi, ripensandoci un po’ meglio, ho cercato di capire perché in una nazione che si professa tra le più evolute accade che ragazzi così giovani vengano “adescati” da queste situazioni.

Non a caso ho usato il termine, un po’ forte lo so, “adescati”, perché credo che sia proprio questa la situazione: i nostri figli sono spesso soli di fronte a delle “seduzioni forti” che li portano dove normalmente non andrebbero mai se avessero gli strumenti giusti.

Da padre capisco che  oggi la nostra vita quotidiana ci distrae sempre più, mentre la società pubblicizza i bisogni più inutili, perché su questi che si guadagna, soprattutto con i più vulnerabili.

Ogni giorno rotoli e rotoli di “gratta e vinci” venduti, le sale slot e VLT sono sempre piene,  la gente più si sente in difficoltà e più si affida a qualcosa di “esterno” alle proprie responsabilità per risolvere i propri problemi.

Così anche i ragazzi per comprarsi lo smartphone nuovo o per dimostrare di essere già abbastanza grandi andando oltre le regole, si gettano in questi “paesi dei balocchi” del  guadagno facile promesso.

Secondo una ricerca effettuata dalla Società Italiana di Pediatria, sono in costante aumento i minori che si avvicinano al gioco d’azzardo. Addirittura si arriva al 13% nei ragazzi in età da terza media.

Ancora più allarmanti i dati secondo i quali tra i giocatori minorenni, quelli di sesso maschile sono più inclini al rischio dipendenza e per il 17% di loro l’esperienza di gioco è oramai un’abitudine.

Il  problema di dipendenza dal gioco d’azzardo passa per la prevenzione a scuola e  PARLARE!

Il dialogo con i propri figli, con le così dette “nuove generazioni”, non è mai stato facile e oggi più che mai, ma quante risorse impieghiamo per abbattere le barriere comunicative che ci separano? Abbiamo ben chiaro il nostro obiettivo, ma soprattutto il premio, che potremmo ottenere con una comunicazione veramente “efficace” con i nostri figli?

La nostra età, le nostre esperienze, non sempre facilitano o aiutano a capire come porsi e proporsi ai propri figli, pur parlando la stessa lingua;

eppure ci vuole veramente così poco per capire perché molte volte le discussioni sembrano dialoghi fra sordi,

basta anche solo seguire un corso di comunicazione efficace che spiegano i meccanismi che regolano le nostre varie modalità di espressione e comprensione,

meccanismi che esulano da quanta esperienza o quanta “età” abbiamo alle spalle,

che non ci priva della nostra figura di adulti,

ma che anzi ci arricchisce e ci fa ritrovare il piacere del dialogo tra esseri umani che si voglio bene, che si amano.

Questo è quello che noi da genitori possiamo fare, per i nostri figli servono strumenti nuovi e programmi di prevenzione scolastica.

SO che avrai notato che sopra ci sono dei link al sito di To Be Formazione una ONLUS di cui faccio parte, non sono così presuntuoso da pensare  che i corsi e programmi che portiamo avanti siano l’unica soluzione , di sicuro aiutano tantissimo le famiglie (leggi le testimonianze sul sito).

Proprio per questo prima di qualsiasi partecipazione offriamo una consulenza gratuita se non fa per te non spendi nulla!

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